650 grammi.

La forza della Vita. 🌸

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𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐫𝐞𝐦𝐚𝐭𝐮𝐫𝐢𝐭à

𝐋𝐚 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐋𝐈𝐒𝐈𝐀 𝐌𝐈𝐑𝐄𝐘𝐀

Il mio miracolo di 24 settimane

Sei nata il 28 febbraio 2023, 𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐞 𝟐𝟒 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞 … 5 mesi e mezzo, sei stata considerata prematura estrema, perché 𝐬𝐞𝐢 𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐥 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐯𝐯𝐢𝐯𝐞𝐧𝐳𝐚. Sei arrivata dopo un anno di tentativi falliti e dopo un percorso di pma, che mi ha costretta a fare esami su esami e punture ormonali sulla pancia, ma giuro che rifarei tutto. Sei arrivata dopo una gravidanza fin da subito considerata a rischio, che mi ha costretta a stare a riposo… a 20 settimane vengo ricoverata per minaccia di aborto, sono rimasta allungata nel letto dell’ospedale senza nemmeno poter andare in bagno… secondo i dottori tu saresti stata un aborto dopo due giorni…, invece, hai dimostrato quanta forza e voglia di vivere avevi fin dall’inizio. Ci è stato proposto di interrompere la gravidanza perché, se fossi nata estremamente prematura (23/24 settimane), potevi sviluppare ogni tipo di problema/patologia… ma chi poteva dirlo? Chi poteva sapere che conseguenze avresti riportato? Era un 50 e 50. Ci siamo ovviamente rifiutati di abortire. Tu vivevi dentro di me. Io sentivo il tuo battito due volte al giorno ed era perfetto. Ricordo che risposi “finché mia figlia vive dentro di me e sta bene, io non ci penso minimamente ad ucciderla”. Dopo tutto quello che ho dovuto fare per averti… Molti si sono meravigliati della mia scelta, perché altre mamme hanno preso decisioni differenti… ma io non avrei mai potuto vivere con questo rimorso. Mai. Finché tu c’eri, io dovevo proteggerti.

A 23 settimane ti sei girata, mettendoti con i piedi in giù… io all’inizio temevo di dover fare un cesareo, invece, la settimana dopo hai deciso di nascere naturalmente e ci è stato detto che in realtà la tua posizione ti aveva salvato la vita… perché, se fossi stata al contrario tutto quel tempo, la tua testolina sarebbe rimasta senza ossigeno e non ce l’avresti fatta. È come se lo sapessi…

Nascendo così presto ci hai fatto conoscere 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐝 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐨… 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐚𝐭𝐮𝐫𝐢𝐭à…

Sei stata ricoverata in Terapia Intensiva Neonatale (TIN), che è diventata 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚, ma che in realtà è stata la tua prima. Lì abbiamo imparato la pazienza, gli alti e i bassi, le montagne russe, le gioie, i dolori. Che inferno abbiamo vissuto.

Ricordo ancora la prima volta che ti ho vista…𝐢𝐧𝐭𝐮𝐛𝐚𝐭𝐚… 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐥𝐢 𝐞 𝐦𝐨𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐮𝐨𝐧𝐚𝐯𝐚𝐧𝐨… 𝐞𝐫𝐢 𝐮𝐧 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝟔𝟓𝟎 𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐢, che si muoveva mostrando già da subito il suo carattere. Avevi tutto, però in miniatura. Ma i tuoi organi non avevano completato la maturazione e dovevano farlo fuori di me. Abbiamo iniziato con i reni, che ti davano problemi con la pipì… prima troppa, poi troppo poca… nel frattempo il cuoricino aveva un dotto che doveva chiudersi, altrimenti ti comportava scompensi… ma per aggiustare il cuore dovevamo aspettare che il rene funzionasse… il famoso cane che si morde la coda. Ma tu sei stata fortissima e ci hai stupiti tutti, perché hai risposto bene alle terapie e abbiamo aggiustato cuore e reni. Il fatto che eri intubata ti provocava secrezioni nei polmoni, che ti hanno fatto andare in arresto cardiaco… ricordo quando me lo disse la dottoressa… sono morta dentro… però, poi, mi ha subito detto che ti eri ripresa, stringendole la mano, e dimostrando ancora la tua voglia di vivere. Con il calo fisiologico sei arrivata a pesare mezzo chilo. Dopo un mese dalla tua nascita, il 24/3/2023 sei stata operata all’intestino che era perforato e ti impediva di crescere… pesavi 635 grammi… ci è stato detto quanto fosse rischioso l’intervento per te, ma non avevamo scelta. Come ogni giorno, quella mattina ti ho salutata e ti ho detto “scegli tu amore mio, ma ricordati che puoi fare tutto. Ti amo”. Noi siamo rimasti lì fuori e anche da fuori ti parlavo… ti ripetevo che potevi farlo. Dal primo giorno in cui ti ho vista, così piccola che entravi nel palmo di una mano, non ho mai smesso di avere fiducia in te. Mai. Hai sempre scelto tu cosa fare, i dottori lo hanno detto fin da subito che sei stata tu a guidare loro… l’operazione è stata possibile farla in quel momento preciso perché tu eri stabile sotto ogni punto di vista…prima avevi avuto altri inciampi e non si poteva, e se avessero aspettato anche solo due giorni in più magari sarebbe stato impossibile per le tue condizioni… quindi, anche in questo, è come se tu gli avessi detto “fatelo adesso, ce la posso fare”… e grazie a Dio e non solo, ce l’hai fatta. 𝐒𝐞𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐚 𝐚𝐝 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐯𝐚, perché per te scendere in sala operatoria sarebbe stato forse fatale. Hai subìto un intervento rischioso e delicato per la tua fragilità. Ti sono stati tolti 20 cm di intestino andato in necrosi, ti hanno lasciato due ileostomie fuori, perché era troppo presto per ricollegare. Dopo soli 3 giorni dall’operazione sei stata stubata e sei passata ad una ventilazione meno invasiva, la famosa CPAP, che ti spingeva ossigeno nel naso, ma il movimento del respiro lo facevi da sola, con tutto che i polmoni non erano ancora formati del tutto. Che forza. Ti sei ripresa dall’intervento con una velocità assurda, che nemmeno noi adulti sappiamo fare.

Ogni volta che ti vedevo e magari c’erano giornate no, mi ripetevo “non posso permettermi di crollare io, grande e vaccinata, se tu così piccola stai combattendo con tutta te stessa per vivere”. 𝐒𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐭𝐮 𝐚 𝐝𝐚𝐫𝐦𝐢 𝐥𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚.

Finalmente arriva il momento del contatto. Ci presentano la 𝐌𝐚𝐫𝐬𝐮𝐩𝐢𝐨 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚, vieni messa sul mio petto dentro la mia maglia e ci dicono che è la terapia migliore. Ricordo ancora quanto eravamo emozionate entrambe. E poco dopo sei andata anche nel petto di papà, che per te era un letto matrimoniale. Hai iniziato ad assumere un po’ di latte, con il sondino gastrico, e piano piano prendevi peso… ovviamente la tua crescita era lenta perché non assimilavi tutto… dopo un po’ un altro inciampo: infezione nelle feci e cute quasi bruciata sotto la stomia. Di conseguenza ti è stato sospeso il latte per far guarire la pelle, sei stata messa in isolamento, e noi ci siamo anche influenzati quindi, per una settimana, ti abbiamo vista tramite videochiamata… ma hai superato anche questo. Infezione guarita, pelle anche. Nel frattempo, i chirurghi dovevano trovare un modo per far sì che la tua pelle non si arrossasse di nuovo, perché più mangiavi il latte, più evacuavi, e questo ti faceva arrossare tutta… sei stata la prima bambina così piccola a subire quell’intervento, quindi, trovare del materiale idoneo, non è stato facile.

Dopo due mesi, che sono sembrati 5, hai raggiunto il tuo primo chilo! 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐥𝐨 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐬𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐥𝐨! Noi, ma anche gli zii e le zie infermiere che si sono occupati di te tutto questo tempo… facevano tutti il tifo per te vita mia. Poi, pian piano, hai imparato a bere dal biberon.. all’inizio desaturavi, perché dovevi capire che dovevi respirare, oltre che a succhiare…ma poi piano piano hai imparato a fare anche questo. Hai fatto il primo vaccino. Il 29/06 sei stata operata per la ricanalizzazione dell’intestino… sei tornata su e sei stata stubata subito. Ci hanno detto che ci sarebbe voluto tempo per fare la cacca… e, invece, anche qui, hai saputo stupire tutti: l’hai fatta il giorno dopo l’intervento. Dopo la tua completa ripresa, ci hanno spostate in chirurgia pediatrica dove 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐮𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐡𝟐𝟒 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞. Occuparmi di te è stata ed è la cosa più bella che mai potessi desiderare. Quanto ho pregato. Quanto ho pianto. Sei nata e sei stata portata via da me, non ti ho potuta tenere sul mio petto, non ti ho potuta toccare, baciare, coccolare. Ho dovuto aspettare due mesi per prenderti in braccio, ma sempre con i minuti contati.

A tutte voi mamme… provate a pensare a cosa significhi partorire e non poter stringere il proprio bambino. 𝐏𝐫𝐨𝐯𝐚𝐭𝐞𝐜𝐢 𝐚𝐝 𝐢𝐦𝐦𝐚𝐠𝐢𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞. Provate a immaginare per un attimo cosa significhi vivere con la costante paura di perderlo. Se la normalità e tornare a casa insieme dopo tre giorni ed iniziare la vita in 3, per noi la normalità era diventata: gel, camice, mascherina, incubatrice, distanza. Non avete idea di cosa significhi. Non avete idea di cosa sia la pazienza. Di quanta ne serva. Non lo potete sapere. 𝐓𝐮 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐬𝐞𝐢 𝐮𝐧 𝐦𝐢𝐫𝐚𝐜𝐨𝐥𝐨. Lo dicono tutti. Non a caso ti chiami Alisia Mireya…abbiamo scelto questo secondo nome dal giorno dopo della tua nascita, perché tu c’eri ancora. Volevi vivere. Abbiamo passato 5 mesi e mezzo in TIN, mesi in cui mi è stato sempre detto che la determinazione l’hai ripresa da me, oltre che alle dita di mani e piedi e oltre al modo in cui dormi, esattamente come me quando ero piccola. Per il resto esteticamente sei la copia di tuo padre, ma senza barba 😜. Sei esattamente un po’ me e un po’ lui… ma sei più bella, sei la parte migliore di noi.

5 Mesi in cui io e tuo padre ci siamo isolati, perché non ci sentivamo capiti da nessuno, se non dalle persone che hanno vissuto la stessa cosa. 5 Mesi in cui le persone a noi vicine continuavano a fare una vita normale, pur sapendo la gravità della situazione di nostra figlia, mesi in cui le stesse persone riuscivano a pensare ad altro, senza capire che per me e per papà contavi solo tu. Il mondo per noi si è fermato il 28/02…e nessuno lo capiva, anzi, siamo stati anche giudicati perché non avevamo voglia di uscire. 5 Mesi in cui vedere altri bambini felici con le loro mamme era bellissimo, ma allo stesso tempo una pugnalata dritta nel cuore, ma nessuno lo riusciva a capire, nessuno riusciva a mettersi nei nostri panni, per provare a capire quanto male faceva vedere altri bambini insieme ai propri genitori, mentre tu eri lontana da noi. 5 Mesi in cui la notte non abbiamo chiuso occhio, e papà doveva anche andare a lavoro. 5 Mesi in cui la stanchezza e lo stress mentali ci hanno devastati. Se dovessi descrivere l’inferno … parlerei di questa storia. 5 mesi in cui ogni singolo giorno io e papà siamo venuti da te. Le giornate erano: sveglia, ore 11.30 ospedale fino alle 13.00/13.30, rientro a casa per pranzo e poi alle 14.30 di nuovo in ospedale fino alle 19.00. Casa, cena, ore 21.00 di nuovo in ospedale fino alle 23.00. E se fosse stato possibile la tua mamma avrebbe dormito lì con te, vita mia. Avevi bisogno di me e io di te, lasciarti la sera era una pugnalata al cuore. 5 mesi in cui chiunque chiedeva di te, anche gente estranea… ti vogliono bene tutti amore mio. Io e papà possiamo solo essere fieri di te, ti meriti ora solo e soltanto coccole…per quello che hai passato ti meriti la luna. Ti riempiremo di coccole, baci e abbracci, basta aghi, punture, manovre invasive.. è finito amore mio, e menomale che non lo ricorderai. Faremo tutto per te vita nostra. Se un giorno mi dovessero chiedere “perché, cosa ha di speciale tua figlia?” Risponderò raccontando la tua storia. Tutto ciò che hai dovuto affrontare. Grazie per avermi scelta come tua madre. Grazie per aver combattuto. Grazie a tutti coloro che hanno pregato in questi lunghissimi mesi con noi.. la mia famiglia, tutta, parenti vicini e lontani.. siete arrivati al cuore e soprattutto a lei 🩷🙏🏻 .. la famiglia di mio marito, gli amici, i colleghi, i conoscenti, l’associazione L’Abbraccio dei prematuri, i medici, gli infermieri, tutti. Per queste ultime due categorie vorrei spendere due parole, anche se tutto ciò che dirò, sarà sempre poco in confronto al vostro lavoro. Siete stati gli angeli di mia figlia, siete stati la sua prima famiglia, l’avete curata, coccolata e amata, anche in nostra assenza. Non finiremo mai, mai, di dirvi Grazie.. per voi è il vostro lavoro, ma per noi genitori è la vita. Siete meravigliosi, lo dico con il cuore 🩷 Non ci credo ancora che siamo a casa, è tutto surreale. Il mio cervello ha rimosso il mio ricovero, ma non rimuoverà questa storia. Quando la dottoressa questa mattina mi ha abbracciata, piangendo dall’emozione, e mi ha detto “tua figlia ha la tua stessa forza, anche quando ti dicevamo che era grave, tu hai sempre creduto in lei. sei stata un esempio per tutti e motivo di orgoglio”, sono scoppiata in lacrime. Io non so se sia vero, so solo che sicuramente sono una persona diversa.

La mamma di Alisia Mireya

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