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DOMANDE E RISPOSTE

I contenuti che seguono non hanno lo scopo di presentare dettagli scientifici e forniscono solo una sintesi degli argomenti per dare alle donne spunti di riflessione finalizzati a stimolare successivi approfondimenti.

 

 

Hai fatto l’IVG? Vuoi raccontarci com’è andata in forma anonima?

Il tuo vissuto conta molto più delle statistiche per noi del Cav Mpv. La tua esperienza può aiutare altre donne che si trovano a dover fare una scelta difficile.
Scrivici a cav.arzignano@libero.it
Grazie!


 

Vuoi far nascere il tuo bambino ma non puoi tenerlo?

Vai in ospedale, potrai partorire gratuitamente e in modo anonimo (sia che tu sia italiana o straniera), non riconoscere il tuo bambino e permettergli di essere accolto da una famiglia in adozione.
Comunque NON ABBANDONARLO. In varie città o paesi in Italia ci sono delle culle speciali, accoglienti e sicure, dove puoi lasciarlo nel completo anonimato. Il bambino sarà accolto, affidato ai sanitari per le prime cure e poi dato in adozione ad una famiglia.
Le culle per la vita in Italia sono più di 50; la più vicina a noi si trova presso l’Istituto Palazzolo in Santa Chiara, Contrà Burci, 14 – Vicenza.

Culla per la vita: quando il gesto di una mamma si trasforma in un grande atto d’amore.

 


 

Perché allattare al seno?

Il latte materno rappresenta per il bambino l’alimentazione ideale che lo protegge e pone le basi per uno sviluppo fisico e cognitivo ottimale. E’ per il neonato il miglior alimento: si adatta alle sue esigenze e varia la sua composizione da una settimana all’altra, dalla mattina alla sera, dall’inizio alla fine della poppata.
L’importanza dell’allattamento materno è tale da essere espressamente indicato dall’UNICEF come un diritto nell’art. 24 della Convenzione per i Diritti per l’Infanzia del 1989. Da allora molte strutture sanitarie sono diventate centri di promozione e sostegno per l’allattamento al seno e hanno ottenuto il riconoscimento di “Ospedale Amico dei Bambini”.

Vantaggi per il bambino
– fornisce i nutrienti ideali per i primi mesi di vita
– contiene fattori immunitari che aiutano il bambino a combattere con più facilità numerose malattie (allergie, affezioni respiratorie, gastroenteriti)
– gli comunica senso di sicurezza, calore, intimità

Vantaggi per la mamma
– favorisce il legame madre-figlio
– migliora l’involuzione dell’utero e la perdita dei chili in più
– riduce il rischio di cancro al seno e all’ovaio
– non richiede preparazione ed è sempre disponibile e alla giusta temperatura
– è gratuito

Allattare al seno significa più che nutrire.
Succhiare al tuo seno dà al tuo bambino gioia e forza per affrontare il mondo.


 

Come posso prendermi cura del mio bambino?

Prendersi cura del vostro bambino significa pensare alla sua salute già prima del concepimento e lungo tutto l’arco della vita con particolare attenzione ai suoi primi anni.
Il progetto GenitoriPiù propone 8 azioni di provata efficacia che
hanno un unico obiettivo: promuovere la salute fisica e psicologica del vostro bambino.
Ci sono sempre più conferme scientifiche che queste 8 azioni sono quelle che riescono ad intervenire più efficacemente sia nella prevenzione dei rischi più importanti nei primi anni di vita, sia per garantire ai vostri bambini un vero e proprio capitale di salute per il futuro.
Per saperne di più www.genitoripiu.it

 


 

Teoria gender: minaccia per la famiglia?

Su questo tema così dibattuto vi proponiamo le parole di Papa Francesco.

“Prima di tutto, io ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, di vescovo – anche di Papa – ho accompagnato persone con tendenza omosessuale e anche con pratiche omosessuali. Le ho accompagnate, le ho avvicinate al Signore, alcuni non possono, ma le ho accompagnate e mai ho abbandonato qualcuno. Questo è ciò che va fatto. Le persone si devono accompagnare come le accompagna Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, Gesù non gli dirà sicuramente: “Vattene via perché sei omosessuale!”, no. Quello che io ho detto riguarda quella cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria del gender. Mi raccontava un papà francese che a tavola parlavano con i figli – cattolico lui, cattolica la moglie, i figli cattolici, ma all’acqua di rose, però cattolici – e ha domandato al ragazzo di dieci anni: “E tu che cosa voi fare quando diventi grande?” – “La ragazza”. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del gender. E questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza, questa opzione, e c’è anche chi cambia il sesso. E un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo ‘colonizzazioni ideologiche’.”
Volo di ritorno dall’Azerbaijan, 2 Ottobre 2016

C’è “un grande nemico del matrimonio, oggi: la teoria del gender. Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Oggi ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono, ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee. Pertanto, bisogna difendersi dalle colonizzazioni ideologiche.”
1 Ottobre 2016, Georgia

 

“La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l’arricchimento della comprensione delle differenze tra uomo e donna. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo. Per esempio, mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione.”
Udienza del 15 Aprile 2015

 

“La crisi della famiglia è una realtà sociale. Poi ci sono le colonizzazioni ideologiche sulle famiglie, modalità e proposte che ci sono in Europa e vengono anche da Oltreoceano. Poi quello sbaglio della mente umana che è la teoria del gender, che crea tanta confusione. Così la famiglia è sotto attacco. Come si può fare, con la secolarizzazione che è attiva? Come si può fare con queste colonizzazioni ideologiche? Come si può fare con una cultura che non considera la famiglia, dove si preferisce non sposarsi? Io non ho la ricetta, la Chiesa è consapevole di questo e il Signore ha ispirato di convocare il Sinodo sulla famiglia, sui tanti problemi.”
21 Marzo 2015, Napoli

Guarda il video Capire il “Gender” https://www.youtube.com/watch?v=Y3hndmjeUhc

 


 

Cos’è la “contraccezione d’emergenza”?

Per “contraccezione d’emergenza” si intende una serie di prodotti a base di ormoni somministrati dopo un rapporto sessuale per impedire l’annidamento dell’embrione nell’utero. Si tratta delle cosiddette “pillola del giorno dopo” e “pillola dei cinque giorni dopo”.
Da quando sono disponibili in farmacia senza ricetta si è registrato un boom nelle vendite, passando da contraccezione d’emergenza a routine. La loro diffusione tra le ventenni è tale da suscitare la preoccupazione dei ginecologi per il timore che la pillola – una specie di bomba ormonale – possa provocare irritazioni permanenti della mucosa interna dell’utero.
Oltre all’aspetto etico relativo all’eliminazione dell’eventuale embrione, non sono quindi da trascurare i rischi per i possibili danni alla salute, soprattutto durante la delicata fase dell’adolescenza.

 


 

RU486: cosa c’è da sapere?

La RU486 è la pillola usata per dar corso all’aborto farmacologico, senza cioè ricorrere all’intervento chirurgico.
La sua somministrazione, di norma a due mesi circa di gravidanza (entro la 7a settimana), rende la mucosa uterina non idonea alla sopravvivenza dell’embrione già impiantato e provoca, quindi, un aborto.
Con la RU486 tutto appare più semplice rispetto all’aborto chirurgico, ma questo non esclude sofferenze e ferite profonde. L’aborto procurato, comunque si pratichi , è un evento drammatico e carico di conseguenze psichiche, quando non fisiche, per ogni donna.
Tuttavia con l’aborto farmacologico la donna si trova a dover affrontare una procedura che può essere fisicamente dolorosa, durare più giorni, portarla ad assistere di fatto all’espulsione dell’embrione. Nonostante la normativa preveda che l’iter avvenga in ospedale, la donna spesso è invitata a firmare le dimissioni dopo l’assunzione dei farmaci, per tornare poi per un controllo, e questo aggrava i rischi, oltre alla solitudine.
Alcune regioni hanno prospettato di trasferire questa procedura dall’ospedale al consultorio, dunque in regime ambulatoriale, e la proposta ha sollevato reazioni contrastanti.
Al di là delle opinioni personali sul tema, quel che è certo è che le donne non devono essere lasciate sole e devono ricevere tutte le informazioni del caso, anche sulle risposte psicologiche possibili.

 


 

Che cos’è l’IVG?

L’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) è un aborto procurato: tramite un intervento sanitario, di tipo chirurgico o farmacologico, si pone fine in utero alla vita del bambino concepito. La legge italiana regola questo ambito con la legge 194/78.
La legge 194/78 prevede innanzitutto che la donna possa legalmente abortire entro i primi 90 giorni dal concepimento dietro rilascio di certificato medico da consultorio o da medico curante. Permette poi l’aborto anche nel secondo trimestre di gravidanza se vi sono ragioni di grave pericolo per la salute psichica o fisica della madre.
Il termine di 90 giorni è un termine arbitrario. Non c’è alcun salto nello sviluppo dell’embrione prima e dopo i 90 giorni, se non il normale costante progresso della crescita.

A 5 settimane iniziano a formarsi il cuore, gli occhi, le prime strutture cerebrali, il fegato, gli abbozzi dell’orecchio esterno, dell’esofago, dello stomaco, dei genitali esterni e della tiroide. L’embrione misura 3 mm.
A 10 settimane iniziano a svilupparsi le ossa, i muscoli, i nervi e i grossi vasi. Si possono distinguere gli abbozzi del naso, delle orecchie e delle mandibole. Si formano le prime gemme dentali. L’embrione misura circa 3 cm e pesa 2 grammi.
A 12 settimane spuntano le unghie alle mani e ai piedi, la colonna vertebrale si ossifica, sul petto nascono le piccole protuberanze delle mammelle. Nei genitali maschili si sviluppa il glande, nei genitali femminili è presente l’abbozzo dell’utero. Il feto misura in media 7 cm e pesa 14 grammi.
Il ciclo di una donna è di 28 giorni e la fecondazione ha luogo circa il 14° giorno del suo ciclo, quindi quando ci si accorge di avere un ritardo, il bimbo ha di fatto già 14 giorni.

 


 

Vorresti chiedere aiuto prima di abortire, ma hai paura che ti condizionino?

Se vuoi essere libera di scegliere, devi conoscere tutte le possibilità a tua disposizione. Una è eliminare un figlio. L’altra eliminare le difficoltà.

E’ la donna che decide se diventare madre o no. Noi possiamo starle vicino, ascoltarla, accompagnarla ed aiutarla ma non possiamo prendere decisioni per lei. Qualsiasi decisione la donna prenda, noi saremo sempre al suo fianco.

 


 

Un po’ di tristezza dopo il parto?

 

Il tuo bambino finalmente è nato ma ti viene da piangere e non sai neanche tu perché? E’ una reazione piuttosto comune: capita al 70% delle madri nei giorni immediatamente successivi al parto, raggiunge il picco 3-4 giorni dopo il parto e tende a svanire nel giro di pochi giorni, generalmente entro i primi 10-15 giorni dalla nascita. Una volta lo chiamavano “pianto del latte”; oggi questa sensazione di malinconia, tristezza e irritabilità si chiama “baby blues” (blues significa appunto malinconia).

Anche se preoccupa molto le neomamme non è un evento grave, ma soltanto un disturbo passeggero e fisiologico. La sua insorgenza è dovuta principalmente al drastico cambiamento ormonale nelle ore successive al parto (crollo degli estrogeni e del progesterone) e alla spossatezza fisica e mentale dovute al travaglio e al parto. E’ importante la vicinanza del partner e dei familiari, il dialogo e il loro sostegno nell’offrirti aiuto nei lavori domestici. Loro saranno felici di aiutarti per un po’, ma non delegare totalmente la cura di tuo figlio ad altre persone perché tu sei per lui la figura più importante.

Nella maggior parte dei casi la malinconia svanisce ma se le crisi di pianto o di apatia dovessero continuare per settimane, rivolgiti al tuo medico.
Se non riesci a stare meglio e ad apprezzare i momenti gioiosi di questa nuova realtà non tenerti tutto dentro: parlane con qualcuno!


Sindrome Post Aborto: se ne parla?

Degli aborti volontari si parla poco, a bassa voce. Le donne non si raccontano. Vogliamo farlo noi, per informarle e permettere loro di fare scelte consapevoli.

La Sindrome Post Aborto (PAS) è studiata già da molto tempo negli Stati Uniti. Molte donne che hanno effettuato aborti volontari (IVG) soffrono di questa sindrome con conseguenze psico-fisiche anche gravi e ciò mette in dubbio che la legge per l’aborto abbia come scopo quello di salvaguardare la salute delle donne.
Di Sindrome Post Aborto si è parlato in un’intervista a  Claudia Navarini, docente di Bioetica e Filosofia morale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Europea di Roma. Ecco le sue parole.

«Si parla dell’aborto come di un atto di libertà femminile, che darebbe tutto sommato dei vantaggi alla donna alle prese con una maternità difficile o indesiderata. Ecco, numerosi studi provano che la donna, attraverso l’aborto, può solo peggiorare la sua situazione, e che le condizioni psicologiche nelle quali prende la decisione di interrompere la gravidanza sono molto spesso instabili. La donna è generalmente sottoposta a pressioni e paure che non la lasciano poi così “libera di decidere”, e che in numerosi casi le fanno addirittura percepire (erroneamente) l’aborto come una necessità. Non è paradossale? L’aborto, che è stato frequentemente spinto da movimenti di liberazione della donna, ha invece contribuito a schiavizzarla, a renderla vittima di sè stessa».
Le più ricorrenti conseguenze psicologiche nel post aborto?
«Quelle tipiche del Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD): il senso di colpa in primis, che si può dire non sia mai assente, in forma palese o nascosta. Poi il risentimento – fino a sentimenti di ostilità e di odio – per coloro che hanno contribuito alla scelta abortiva, con eventuali gravi ripercussioni sulle relazioni di coppia. Sono frequentemente presenti ansia, angoscia, tristezza, senso di vuoto. Ci sono infine forme di autopunizione, come il ricorso a dipendenze da alcool o da droghe, l’autolesionismo e la drastica perdita di autostima, i pensieri (talora i tentativi) di suicidio – spesso legati a date speciali, come l’anniversario dell’aborto o della data presunta del parto – fino alla ripetizione dell’aborto stesso».
«L’aborto non solo priva un bambino della propria vita ma anche una madre di suo figlio e, finché si continuerà a negare l’esistenza della “sindrome post abortiva”, continuerà a privare la donna anche del suo lutto, impedendogli di elaborarlo. In effetti la morte di un figlio, qualunque sia la sua età o il suo stato di salute, lascia inevitabilmente una ferita profonda e perenne nel cuore di una madre. Figuriamoci che cosa può accadere quando la responsabilità di questa morte è della madre stessa. La donna arriva a sentirsi “un mostro”, vorrebbe piangere il suo bambino mai nato, ma si sente indegna anche di fare questo; allora prova a rimuovere il problema e a dirsi che non è successo niente, o che non è stata colpa sua, ma la sua coscienza continua a condannarla. Ciò crea un circolo vizioso pericolosissimo. La donna deve riuscire a riconoscere con onestà il fatto accaduto, a soffrire per la perdita del suo bambino, e poi a perdonarsi davvero».
«L’aborto recide un legame profondo e ancestrale, quello della donna con la vita. La donna sa di essere “grembo della vita”, e quando scopre la gravidanza è già madre. In lei è già cambiato tutto, perché prima ancora di esserne cosciente, il suo corpo e la sua psiche si sono adattati alla nuova dimensione: scambi ormonali intensissimi fra madre e embrione, micro-modificazioni corporee, predisposizione di strumenti a difesa della gravidanza in atto come lo straordinario “riconoscimento” del nuovo ospite (che pur avendo un patrimonio genetico diverso al 50% da quello materno non viene identificato come corpo estraneo e attaccato dagli anticorpi). La brusca e volontaria interruzione di questo delicato meccanismo è un evento molto violento, intuito dalla donna nella sua realtà più semplice e immediata: la morte del proprio bambino» .

E’ esagerato affermare che si tratta di un concentrato di sofferenza con il quale si compromette la salute psichica e fisica della donna? Forse no.
Le donne che scelgono di abortire sanno tutto ciò? Cosa gli viene detto dai medici? Sarebbe serio e professionale illustrare alle donne che si presentano per eseguire l’IVG il rischio, serio, che possono correre.

E il loro partner? La letteratura scientifica mostra che il trauma postabortivo maschile (Male Postabortion Trauma) colpisce 4 padri mancati su 10, con una sintomatologia che può manifestarsi nell’arco di circa 15 anni: depressione, senso di colpa, aggressività, autoisolamento, ansia, disturbi sessuali e apatia. Purtroppo la società rende difficile per gli uomini affrontare i postumi dell’aborto perché la maggior parte dell’ambiente  non riconosce neppure l’esistenza della Sindrome Post Aborto nelle donne!

Pesa molto di più un bambino sulla coscienza che in braccio”   –  Jerome Lejeune, medico ricercatore scientifico che ha scoperto il gene che produce la Sindrome Down